Accademie
Accademie della Maestria femminile: arte, politica, filosofia e vita pratica per diventare donne più consapevoli

Patrizia D’Attanasio, La 27esimaora

Proseguono gli appuntamenti delle Accademie della Maestria femminile, dopo il successo di quella su Sessualità e Discorso Amoroso, che ha inaugurato tra febbraio e marzo il progetto, voluto dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e dalla Fondazione Scuola Alta Formazione Donne di Governo, con l’Associazione Consulenza Filosofica di Trasformazione Aspasia di Mileto. Le Accademie, offrono esperienze e pratiche di donne di tutto il mondo, proponendo, attraverso il protagonismo femminile numerico e qualitativo, un nuovo modo di intendere la formazione versatile e flessibile, in base al territorio e contesto in cui soggetti pubblici e privati, istituzioni, aziende sanitarie, istituti scolastici, centri culturali, gruppi informali, imprese sociali possono realizzarla. L’offerta accademica consiste in un cammino di trasformazione, ripensamento, approfondimento e guida per chi vuole inserirsi per la prima volta in un contesto lavorativo o riconsiderare dalle origini l’esistenza e il lavoro attuale, liberandosi da schemi codificati e standardizzati, consapevole della propria differenza. Il termine “Maestria” indica che la formazione, oltre a richiamare le attività di pensiero e conoscenza, si sofferma sulla pratica e il saper fare, dove le sapienze femminili hanno il loro peso, coordinando esperienze di formazione e ricerca in ambiti in cui la loro sapienza ed esperienza sono decisive per il cambiamento.

Parliamone con Annarosa Buttarelli, ideatrice e coordinatrice del progetto. Com’è nata l’idea? Quali sono le motivazioni, i temi e gli obiettivi di ricerca? E’ una formazione multidisciplinare, adattabile ad ogni contesto lavorativo e sociale?
Le 10 Accademie, organizzate negli spazi della Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma, riferimento in Italia del progetto, quale centro innovativo di ricerca e formazione, oltre che di servizio ed accoglienza, sono concepite come laboratori permanenti d’incontro in forma gratuita, dedicati ed aperti a donne e uomini dai 14 anni in su e articolate in moduli tematici: Del Fare Scuola, Del Mettere al Mondo, Del Prendersi Cura, Della Sessualità e del Discorso Amoroso, Delle Arti, Le Donne Pensano, Le Mediche, Delle Pratiche Politiche nelle Amministrazioni Locali, Della Spiritualità, Del Lavoro delle Donne. Il tracciato suggerito vuole stimolare un cambiamento personale per radicarsi nella propria differenza, attraverso lo studio e la discussione di testi, pratiche, esperienze, nozioni e sapienze di donne del passato e del presente, costituendo un laboratorio permanente d’incontro e registrazione storica di conoscenze e competenze femminili universali. Affrontano nodi politici ed esperienziali con metodologie, che aprono a nuove forme di sapere concrete e simboliche. Si potrà imparare a non replicare pratiche di lavoro e di vita subordinate a meccanismi burocratici e massificati, che neutralizzano i valori e il merito della differenza tra uomini e donne.

Il periodo storico nel quale viviamo necessita di una maggiore consapevolezza di sé per poter orientare correttamente la propria trasformazione?
In epoca di populismo è calzante la proposta delle Accademie della Maestria Femminile, 10 aree su cui le donne hanno da insegnare qualcosa, dalla spiritualità femminile mistica, non dogmatica, diversa da quella imposta maschile, alle pratiche politiche. Al Time’s Up, il tempo è scaduto del movimento statunitense “È finito il tempo del silenzio, dell’attesa, di tollerare abusi, discriminazioni e molestie” rispondiamo in Italia con It’s time, è scaduto il tempo ed è iniziato il tempo che le donne non siano più vittime ma inseguano la loro realizzazione e trasformazione attraverso l’insegnamento, un messaggio un Hastag #ITSTIME da far diventare virale, globale non solo condiviso con le altre donne.

La tua formazione universitaria quale docente di Filosofia della Storia, nonché responsabile scientifica del master “Consulenza filosofica di trasformazione”, il far parte della Comunità filosofica Diotima e dirigere la collana editoriale “Pensiero e pratiche di trasformazione” hanno facilitato la creazione dei percorsi delle Accademie?
L’idea è nata insieme a Cristiana Collu, Direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, che ha curato il disegno ed organizzazione delle Accademie per fare ricerca e crearne di nuove e distribuirle sul territorio italiano in territori e ambiti, in cui convogliare le esigenze formative su base femminile, autorità attualmente frammentate e poco incisive e circolanti, confinate in contesti chiusi. Tanti gruppi di donne, anche singole, fanno formazione lavorando secondo la causa femminista, ma sono contraddittori su temi di pari opportunità, differenze, gender, femminismo: il patrimonio da trasmettere a volte è poco efficace. Ci proponiamo di essere un riferimento per coordinare i form. Si chiamano Accademie, perché il livello di elaborazione è alto, di chi le conduce e forma comunità, come nella genealogia femminile, è importante la cura della relazione comunicativa, fuori dai codici, in modo che sia comprensibile anche a chi non possiede un linguaggio specialistico.

Nel tuo libro “Sovrane. L’autorità femminile al governo”, si evidenzia il tramonto del patriarcato, dominio su corpo e mente delle donne, che fanno rete, inventano forme di lotta, denunciano prevaricazioni e violenze, ma le istituzioni politiche, culturali e religiose sono ancora dominate da logica monosessuata e misoginia inconsapevole. Ci puoi dare qualche interpretazione ed esempio di donne, che nella storia hanno consolidato la propria autorità, basata sul principio di relazioni umane e regolata da leggi di vita più che dal diritto maschile, gerarchie o potere del denaro?
Un filo comune coinvolge tutta la cultura, che attraversa da sempre forme rituali, che diversificano la violenza da ambito culturale o geografico ad altro, c’è una continuità ed omogeneità di comportamenti trasversale, un’incapacità di evoluzione nota nell’antropologia maschile, di affrontare in modo riconoscibile questo rapporto violento con il corpo delle donne e la loro mente, che non si ferma solo alla violenza sul corpo delle donne, forma misogina della violenza, ma giunge al disprezzo per la mente e capacità di pensiero femminili. Ci sono fortunatamente eccezioni che considerano le regole tramandate da padre in figlio, ritenendo le donne esseri pensanti a pari titolo di filosofi, letterati, etc. E’ difficile per gli uomini capire alcune delle nostre preferenze, capacità e giudicare il mondo dell’esperienza dei sentimenti, come l’esempio che riporto in Sovrane della Principessa Elisabetta del Palatinato, per la quale le passioni erano ciò che alimentava l’esperienza, da cui voleva imparare.

Hai curato la riedizione di “Taci, anzi parla. Diario di una femminista” di Carla Lonzi, tua maestra di filosofia e politica. “Al di là delle particolarità di ogni realtà, nessuna donna può dirsi al sicuro appena interrompe l’attività della coscienza. Un pericolo scampato non lo è per sempre, può ripresentarsi in molte varianti fino all’ultimo soffio di esistenza”. Quanto ritieni che il suo pensiero sia un punto di riferimento per i problemi di una donna che voglia prendere coscienza di sé, riferito alle situazioni che si vivono ai giorni nostri?
Io sono allieva ed erede di Carla Lonzi, che testimonia in comportamenti e politica il genio dal punto di vista della filosofia della differenza. Carla sa bene che le differenze vanno attraversate da ciò che ci muove, parte del nostro mondo invisibile: sentimenti, passioni, che assorbiamo dai codici dominanti senza saperlo dalle abitudini, consuetudini di relazione, mosse da altro che non vorremmo. E’ fondamentale quindi la presa di coscienza soggettiva, lavorando in relazione in gruppi d’autocoscienza.

Vorrei concludere il piacevole dialogo con un pensiero di Maria Zambrano, di cui sei studiosa, con un commento ad una frase della filosofa e saggista spagnola “La violenza vuole, mentre la meraviglia non vuole nulla. A questa è perfettamente estraneo il volere; le è estraneo e perfino nemico tutto quanto non persegue il suo inestinguibile stupore estatico. E, ciò nonostante, la violenza viene a romperla e rompendola invece di distruggerla fa nascere qualcosa di nuovo, un figlio di entrambe: il pensiero, l’instancabile pensiero filosofico”. Una verità da divulgare a donne ed uomini, un messaggio per le nuove generazioni, affinché abbiano più consapevolezza di sé e dell’altro da sé.
Maria Zambrano, tanta offerta di pensiero, che lei rivolge agli uomini e non alle donne, tramanda alcuni messaggi espliciti, legati alle donne. Il suo è uno sforzo riuscito di cambiare la filosofia maschile, offrire tutti gli accessi possibili per trasformarla, riferendosi alla continua presenza della violenza. Platone sosteneva la nascita del pensiero da ciò che meraviglia, dall’osservazione umana, un monito che invita alla trasformazione del volere, volontà di potenza ad altro, uno dei motori della violenza di dominare la natura e le passioni, che precede la capacità. La meraviglia non ha scopo, può mantenere il suo stupore estatico, interpreta le parole reali, che vengono dalla poesia in nuovo pensiero filosofico, che converte la violenza in ascolto e quindi poesia. Il suo pensiero indica molte strade ed è di attualità estrema, come la vicinanza delle donne all’esperienza popolare del quotidiano, separata dalla cultura e dalla politica: la Zambrano insiste che bisogna tornare a questo legame. Grandi figure della cultura femminile sono state forti sostenitrici della cultura popolare come Maria Montessori con il suo metodo didattico, Maria Teresa d’Austria, che promosse la scuola elementare per tutti, Maria Zambrano, che a dorso di mulo nelle sue “missioni pedagogiche” portò la cultura ai giovani di piccoli paesi sperduti. Grazie Annarosa, ricordaci i prossimi appuntamenti.

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