Approfondimenti
Verso la prima Scuola di Alta Formazione per Donne di Governo

Annarosa Buttarelli

NoStop, Periodico FILT-CGIL Nazionale, Numero 91 – luglio 2016

 

Nel 2013 è uscito il libro Sovrane. L’autorità femminile al governo (il Saggiatore editore) e da allora si sono fatte tre ristampe, mentre sto per preparare la sua riedizione accresciuta. Nel 2013 il libro è stato discusso a Festivaletteratura di Mantova da Stefano Rodotà che diceva di avervi riconosciuto i fondamenti per una trasformazione della forma del diritto così come la conosciamo fino ad oggi. Dal momento dell’uscita di Sovrane non ho ancora smesso di percorrere l‘Italia in lungo e in largo, come in un pellegrinaggio, chiamata da donne e uomini delle più disparate provenienze e posizioni, per la gran parte persone che si sono affacciate al femminismo politico della differenza sessuale proprio attraverso il libro che ho scritto e che ha suscitato in loro un risveglio del desiderio di provare a praticare una politica imprevista.
Chiedersi perché è accaduto e sta accadendo tutto questo significa chiedersi anche che cosa ha motivato la scrittura di Sovrane, quale contesto politico l’ha generato, qual è lo stato del cammino storico del femminismo. Si può trovare una risposta a questi interrogativi facendo riferimento a un’inchiesta (non importa se più tarda) realizzata dall’“Espresso” nell’ottobre 2015 e così intitolata: “Le donne hanno perso” sotto un’immagine delle Femen, geniale gruppo femminista ucraino, noto anche per l’uso del nudo come strumento di protesta antisessista. Si trattava di un titolo provocatorio, uno strillo quasi scandalistico per, invece, un’onesta messa a punto della situazione del femminismo non solo italiano. Tuttavia, ho pensato che solamente un paio di anni fa nessuna rivista o quotidiano avrebbe osato intitolare che le donne hanno perso. Quindi mi sono chiesta perché, quale scandalo voleva suscitare questo titolo che va controcorrente, contro tutto quello che si sostiene nel mondo a favore del protagonismo femminile. Ho capito infine che il titolo vuole davvero indignare perché l’inchiesta realizzata dalle varie giornaliste approda a domande capaci di suscitare una specie di scossa; si tratta di un grido di allarme sicuramente rivolto al femminismo stesso, interrogativi non presenti nel titolo tranchant dell’“Espresso”, ma contenuti nelle principali questioni che vengono poste. Ecco alcune questioni rese esplicite nell’inchiesta:
“dov’è finito quel vento di cambiamento che ha liberato le donne da discriminazioni inaccettabili?”
“cos’è rimasto di quella capacità di irrompere sulla scena sociale, scuotere la politica, mutare i rapporti con l’altro sesso, trascinando anche l’uomo in un cambiamento rivoluzionario?”
“la rivoluzione è interrotta, non è fallita. Quando sarà compiuta questa rivoluzione, la vita avrà finalmente due sguardi?”
Nello stesso numero dell’“Espresso” l’inchiesta fa da contrappunto a un articolo che riguarda la vicenda di Hillary Clinton nel suo viaggio verso la candidatura alle presidenziali americane, un’avventura che potrebbe fallire perché, sostiene l’articolo, Hillary è tradita dalle donne. Pare che si stiano ritirando i consensi femminili che l’avevano sostenuta finora con forza e convinzione, e dunque colpisce l’opinione pubblica americana la possibilità che Hillary Clinton venga veramente abbandonata dalle donne.
Questi articoli e queste domande suscitano in chi legge una certa inquietudine perché dicono cosa si percepisce, cosa accade a chi sta in ascolto delle vicissitudini della società femminile e, se queste sono le questioni con cui abbiamo a che fare, vuol dire che siamo in un momento storico in cui accade una generale perdita di radicalità.
Credo sia questa la vera ragione per cui Hillary Clinton sta perdendo il consenso femminile; mi sembra anche di potere leggere in questo senso certe vicende italiane che riguardano le candidature femminili, quando ci sono, e il fallimento di queste candidature alle elezioni politiche, e non solo politiche, fallimento rispetto a speranze che si erano suscitate, perché io credo che per risolversi a sostenere una donna nella sua impresa sociale, sindacale, culturale, politica e elettorale, per sostenere una propria simile impegnata in imprese molto difficili, le donne ne vogliono sperimentare la radicalità, vogliono che sia visibile la radicalità di questa impresa, altrimenti scatta la svalutazione e la diffidenza. Si tratta di un’indicazione molto sicura rintracciabile nel comportamento tra simili, utile a togliere la sorpresa e l’imbarazzo racchiusi nella formula “le donne non hanno il sostegno delle altre donne”.
Questo mancato sostegno colpisce quelle che si propongono per essere sostenute nella loro impresa e che, sebbene abbiano relazioni con donne, sebbene possano vantare di essere accompagnate dalle cosiddette relazioni politiche, in realtà non presentano nelle loro pratiche, nel loro comportamento, e nemmeno nel loro modo di presentarsi alle loro simili, la radicalità necessaria che convincerebbe le altre donne a sostenere qualche cosa che è sempre stato ed è ancora imprevisto nel mondo contemporaneo: l’intelligenza di donne che sovvertono le indicazioni e i paradigmi che stringono i tempi in una codificazione ancora rivolta alla presenza residuale del patriarcato-fratriarcato.
Perciò resta valida l’indicazione di Carla Lonzi, una madre di tutte noi, che va riascoltata sempre di nuovo quando indica nell’“eterna istanza del femminismo” la lotta incessante contro l’assimilazione, lo sfruttamento, lo scivolamento e il pervertimento delle ragioni avanzate dalle donne. La formulazione “eterna istanza del femminismo” è la correzione, da parte femminista radicale, necessaria per sostenere l’impossibile inclusione femminile nelle istituzioni patriarcali, della famosa battuta di spirito di Hegel: “donna, eterna ironia della comunità”. L’eterna istanza del femminismo corregge e capovolge quella che era l’intuizione di Hegel di non poter trovare nelle donne, radicate nel loro sesso, una collaborazione per l’edificazione della vita della comunità politico-istituzionale, per l’edificazione e il mantenimento in vita delle istituzioni patriarcali. In realtà questa particolare indisponibilità delle donne configura l’eterna istanza del femminismo, ed è la radice cui fare sempre riferimento anche nei tempi presenti.
L’ultimo numero della seconda serie della rivista della Libreria delle donne di Milano, “Via Dogana”, ha per titolo “Le donne sono ovunque”, e conclude anche la seconda serie stessa, una chiusura spartiacque o, così l’ho intesa, come l’indicazione della ricerca di un nuovo inizio del cammino del femminismo radicale dopo l’esito della seconda ondata. Quella in corso o che si sta avviando, si dice sia la terza ondata, caratterizzata dal protagonismo femminile nella vita pubblica. Ma forse molte donne non si rendono conto che bisogna riportare questo protagonismo generale in una fondazione, in una genealogia, perché molto spesso si presenta senza una radice e senza una genealogia, e sconta probabilmente il fatto che non è avvenuta una trasformazione soggettiva profonda in molte femministe non radicate nel pensiero politico della differenza sessuale. Ma la prima cosa da perseguire è la trasformazione profonda di una donna, affinché possa entrare in una genealogia di donne pensanti e fedeli a se stesse.
L’eterna istanza del femminismo non riguarda solo la vigilanza sui diritti, non riguarda l’uguaglianza di trattamento economico, anche se non le esclude, ma riguarda il conflitto tra forme della mente, tra ordini simbolici. Questo è il livello, il punto in cui ci si deve collocare.
Non riguarda più lo scontro tra uomini e donne, che pure c’è ancora, ma siccome le coordinate di questo conflitto ci sono chiare, il livello da un po’ di tempo è un altro: è il conflitto tra le forme della mente, tra gli ordini simbolici che si stanno contendendo il mondo tra loro.
Ho ascoltato tutti questi motivi che, da tempo, bussano alla porta del cammino delle donne pensanti nel mondo e la scrittura di Sovrane si è fatta da sé. Nel libro c’è l’invito alla donne a fare un passo avanti d’autorità nel mondo che le vede protagoniste, ma senza genealogia e senza coscienza dei saperi e delle sapienze che abbiamo costruito pazientemente nel tempo. C’è anche un invito fermo agli uomini affinché si convertano e abbandonino l’esclusività della loro tradizione e del loro stereotipato virilismo, cosicché trovino finalmente nel pensiero delle donne un suggerimento per la fuoriuscita da tutte le crisi che li travolgono, insieme alle loro istituzioni.
Il pellegrinaggio al seguito di Sovrane ha originato una rete di relazioni (tra amministratrici locali, sindacaliste, imprenditrici, donne di governo domestico e informale, mediche, parlamentari, dirigenti di istituzioni culturali, ecc.) che sta sostenendo la fondazione di una “Scuola di politica per donne di governo”. L’impegno della Scuola, la prima nel suo genere, sarà di offrire un percorso in alta formazione per acquisire competenze professionali, amministrative, politiche e culturali per evitare i pericoli dell’inclusione nelle modalità di tradizione maschile; per sviluppare il radicamento nell’autorevolezza e nel merito femminile laddove una donna occupa un posto decisionale, sia per lavoro che per vocazione o per posizione nelle relazioni duali o di contesto. Vi si creeranno le condizioni soggettive e relazionali perché la differente esperienza femminile generi nuove istituzioni per la convivenza. Questa Scuola sarà aperta anche a uomini che intendano formarsi alle pratiche politiche proposte dalla genealogia femminile di governo.
Per sostenere la nascita della Fondazione che genererà la Scuola, il 22 giugno scorso si è costituito a Roma un Comitato Promotore le cui presidenti sono Luana Zanella (ex-deputata e attuale presidente dell’Accademia di Belle Arti di Venezia) e Tiziana Coccoluto (magistrata e vice capo gabinetto del Ministero dei Beni Culturali). Il Comitato ha il compito di costituire il fondo economico necessario per realizzare la Fondazione dedicata a Sovrane. Possono chiedere di aderire Associazioni, singole, singoli, aziende, sindacati, enti locali, chiunque desideri che la Scuola si faccia.

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